Di questo piccolo birrificio siamo stati colpiti dal logo e dalle etichette di alcune bottiglie trovate in giro in Alsazia. Decidiamo quindi di visitarlo nell’unico giorno aperto: il sabato. Quasi all’orario di chiusura arriviamo sul luogo (Wettolsheim) e in un paesino tipicamente alsaziano lo troviamo al primo piano di un capannone industriale.
La Brasserie che ci appare davanti ai nostri occhi è una stanza di 50mq più simile ad un laboratorio per homebrewer che ad un birrificio vero e proprio: tre pentoloni da 200hl e fornelloni a gas, tubi di plastica arrotolati, pompe e scambiatori di calore a piastre da homebrewer. Per finire, un tubo sul pavimento per trasferire il mosto ai fermentatori nel piano di sotto.

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Pentola per l’acqua calda in alto e fornellone usato per i pentoloni della cotta

Non oso immaginare come la prenderebbero gli ispettori italiani nel vedere una stanza così; di certo è il sogno di ogni homebrewer poter commercializzare la propria birra senza minimamente modificare il proprio impianto prima di essere certo di poter fare il salto di qualità.

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L’impianto usato: due pentole da homebrewer, tubi arrotolati e dissipatore a piastre appoggiato sul pavimento

L’immensa passione del birraio per il luppolo rende, forse, un po’ limitata la gamma delle birre che include quindi soltanto i possibili stili che possono essere pesantemente luppolati: il “motto” della brasserie è infatti “Houblonnée te papilles”.
Si passa quindi dalle leggere Golden Ale, Pale Ale e Pils alle IPA classiche, aromatizzate con un singolo luppolo o con pochi luppoli i cui nomi sono presenti in etichetta, continuando con una Double IPA, per finire con le IPA dall’impatto più estremo, come Black IPA e Imperial IPA.
Producono 400 litri a settimana, con rifermentazione in bottiglia e imbottigliamento rigorosamente manuale per questo esperimento prima del salto verso il birrificio vero e proprio con un impianto “serio”.
Sul posto abbiamo degustato tre birre (una Pils luppolata, una IPA classica con Mosaic ed Amarillo ed una Black IPA) e le abbiamo trovate corrette, ben fatte e senza difetti (non banale per un impianto così!).
Abbiamo lasciato il birrificio facendo tantissimi auguri ai ragazzi per il futuro e con la speranza, condivisa anche da loro, di ampliare la “stanza di produzione” al più presto e di trovare quindi un birrificio vero e proprio nelle prossime visite.

 

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