Di ritorno da Modena riusciamo finalmente a colmare l’inqualificabile lacuna di non aver ancora visitato il borgo medioevale di Castell’Arquato vicino a Piacenza: perfettamente conservato e famoso anche per le innumerevoli rivisitazioni storiche. Prima della visita ci fermiamo per pranzo al ristorante “da Faccini”, poco fuori dal borgo in località sant’Antonio. Il ristorante è storico, aperto dal 1932 e gestito ancora dalla famiglia Faccini. Dopo aver conosciuto la settimana prima il sommelier del ristorante, Alessandro, mi è venuta un’irrefrenabile desiderio di cibo e vino piacentino che ho desiderato colmare quanto prima. È fuori dal centro storico, in una zona defilata e tranquilla con un’ottima veranda senza aria condizionata ma con una più naturale circolazione dell’aria ottenuta con ventilatori a pale, il locale è elegante con un giusto mix fra tradizione e modernità. D’estate, se possibile, preferite la veranda molto luminosa e arieggiata, sembra di essere davvero in vacanza.

Anche il menù gioca sull’equilibrio tra i piatti della tradizione piacentina e piatti “forestieri” soprattutto nel fuori menu, (non l’abbiamo mangiata ma mi sentirei di consigliare le tartare, molto interessanti gli accostamenti nel piatto).

Essendo la nostra prima volta, non potevo che indirizzarmi sulla proposta della tradizione con una selezione di salumi ed anolotti in brodo. Molto buona la coppa, morbida grassa e saporita, ma l’eccellenza è stata raggiunta dal prosciutto crudo che grazie a qualche mese di stagionatura in più aveva un aroma molto particolare che tendeva all’affumicato. Molto buoni gli anolotti, piccoli tortelli di pasta all’uovo ripieni di grana molto stagionato in brodo di carne: piccoli, leggeri e delicati: da mangiarne a secchi!

Anche sul vino siamo rimasti sulla selezione locale del piacentino, terra di grandi vini frizzanti. Con i salumi un bianco rifermentato in bottiglia con il classico taglio piacentino a base di Malvasia ed Ortrugo: frizzantezza del metodo ancestrale, la corposità della macerazione e del fondo rimescolato e per finire l’aromaticità della malvasia hanno saputo giocare alla pari con la grassezza untuosità ed aromaticità dei saliumi. Con gli anolotti invece ci è stato proposto un gutturnio frizzante il cui tannino e la maggior struttura hanno saputo contrastare la succulenza del brodo e l’intensità del grana.

Per concludere, i complimenti allo staff partendo dal sommelier a cui ci siamo affidati per una proposta di vini locali da abbinarsi ai piatti scelti ma anche alle cameriere che hanno saputo dimostrare non solo competenza ma anche grande passione nel loro lavoro.