La passione per i vini passiti è maturata durante il corso sommelier in una serata in enoteca dove mi sono fidato del sommelier, e con il moscato rosa di san Michele Appiano è iniziato tutto. Dopo aver accumulato un po’ di bottiglie in cantina, era ­giunto il momento di aprirle e quale occasione migliore di farlo con i compagni di corso provando anche degli abbinamenti con formaggi erborinati e pasticceria secca. Questi i vini degustati

1. Chateau Feuillet, Valle d’Aosta, Jaline, Vino di uve stramature, 70% Petite Arvine 30% Moscato, 14% ABV – Il primo vino di questa degustazione non è tecnicamente un passito ma “solo” un vino da uve stramature, scelto appositamente per introduzione, per avvinare la bocca. Al naso prevale la frutta in molte delle sue espressioni dalla pera alla frutta tropicale per arrivare ad un interessante agrumato con frutti molto interessanti, dal lime fino alla buccia del pompelmo rosa. In bocca non tradisce le aspettative con una grande freschezza, finezza e bevibilità.

2. Podere Macellio, Piemonte, Erbaluce di Caluso DOCG, Erbaluce di Caluso 100%, 2001, 14.5% – Questo vino è stata la sorpresa della serata, in cantina assaggiai lo scorso anno una versione più recente ed effettivamente non era molto complesso: mi ricordo solo caldi sentori di miele, ma riposi in lui la giusta fiducia non fosse altro che era in vendita l’annata 2001 ad un prezzo molto interessante. E dopo 16 anni di evoluzione è arrivata la sorpresa, un vino completamente diverso, colore tra il dorato e l’ambrato, al naso fico secco, miele ma soprattutto datteri disidratati. Il percorso si conclude con tutto il ventaglio degli agrumi canditi arrivando, dopo una persistenza da contare in decine di secondi, ad un bellissimo finale ammandorlato.

3. Ceratti, Calabria, Mantonico – Locride, Mantonico 100%, 2008, 13% – Con sei vini degustati in poco più di 2 ore questo è il vino che più ha sofferto: difficile, complesso, diverso da ogni altro passito fin ora degustato, per questo avrebbe meritato più tempo ed attenzione: il colore è ambrato, quasi brown, al naso liquirizia ed affumicato, caramello e toffee, in bocca intenso e persistente tanto da sovrastare qualsiasi cosa si provi ad abbinarci assieme.

4. Abbazia di Novacella, Alto Adige, Praepositus – Moscato Rosa, Moscato Rosa 100%, 2014, 12.6% – E’ per me quello che gli americani chiamano Gateway wine ossia il vino che è stata la porta d’ingresso verso un mondo nuovo: per me il moscato rosa (la versione di San Michele Appiano) è stato il vino passito che mi ha fatto scoprire questo nuovo mondo che mi appassiona ogni giorno di più. In questa degustazione era presente la versione dell’Abbazia di Novacella, poco fuori Bressanone, che non tradisce le aspettative. Al naso arrivano gli aromi di petali di rosa con un’intensità incredibile, poi anche la viola ed infine un frutto freschissimo, fragola e lampone. In bocca viene sfruttata appieno la latitudine dell’Alto Adige in modo da equilibrare la dolcezza con l’acidità. Sarò di parte ma con il moscato rosa non ci abbinerei nulla, è perfetto così.

5. Angelo Pecis, Lombardia, Argo, Valcalepio Moscato Passito, Moscato di Scanzo 100%, 2012, 15% – Moscato di Scanzo prodotto fuori dalla troppo piccola zona della DOCG, vino rosso passito. Al naso intenso aroma floreale di rosa appassita, poi frutti rossi maturi come il lampone, in bocca un grande equilibrio tra dolcezza e tannino. È il vino che meglio si è abbinato agli erborinati più piccanti per via dell’intensità aromatica ed p l’unico che ha retto il confronto con il formaggio affinato con il cacao perche meglio ha sostenuto la sua nota amara.

6. Weingut Mayer am Pfarrplatz, Austria, Eiswein, Traminer 100%, 1999, 14% – Purtroppo questo vino ha sofferto molto in questa degustazione uno sciagurato errore di sequenza visto che è sto posizionato all’ultimo posto: la scelta era stata fatta principalmente perché era il pezzo forte della degustazione, un eiswein austriaco le cui uve erano state vendemmiate negli anni ‘90. A posteriori il fatto che prima in degustazione erano presenti due vini rossi non ha aiutato certo e molte delle potenzialità sono state vanificate. Come tutti i vini del nord la percezione del grado zuccherino è di gran lunga inferiore a quella di un passito italiano perché supportata da una grande acidità ancora molto presente dopo quasi vent’anni, nessun segno di evoluzione ed aromi ancora freschissimi di fiori ed erbe aromatiche, con un finale agrumato di arancia amara; in bocca molto fine e delicato. Nell’abbinamento è risultato troppo delicato per reggere il confronto con la piccantezza dei formaggi erborinati più piccanti, molto meglio la delicatezza della pasticceria secca

Abbinamenti – In abbinamento avevamo a disposizione un erborinato morbido e dolce, una selezione di erborinati francesi piccanti e per finire una selezione Italiana proveniente dal Veneto affinata sia nel vino che nel cacao. Per finire un vassoio di pasticceria secca.

L’erborinato dolce e morbido, non si abbinava bene ai vini degustati, la grassezza aveva bisogno di maggiori durezze dal come la sapidità che qui purtroppo mancava. I vini con aromi delicati come il Petite Arvinne e l’Eiswein austriaco non reggevano il confronto con l’intensa aromaticità e la piccantezza dei formaggi trovando invece più equilibrio nell’abbinamento con la pasticceria secca.

Al contrario l’Erbaluce di Caluso ed il Moscato di Scanzo, più intensi si abbinavano molto meglio ai formaggi mentre sovrastavano la pasticceria secca. Discorso a parte per il Mantonico troppo complesso e anche un po’ complicato che servivano delle ore per comprenderlo da solo, figurarsi cercare di pensare ad un abbinamento. Ancora un discorso a parte per il Moscato Rosa, l’aroma di petali di rosa era così perfetto che non avrei desiderato altro in quel momento.