Sono sempre ben organizzati questi eventi di Slow Food Piemonte dove si ha la possibilità di concentrarsi su una singola zona produttiva in cui i vignaioli aprono le porte delle loro aziende ed offrono assaggi del loro vino oltre al cibo locale che, in Piemonte, è sempre di altissima qualità.

Questo evento era dedicato ai vini dell’Alto Piemonte, zona che non avevo mai avuto l’occasione di frequentare ma che mi ha sempre incuriosito per la possibilità di assaggiare delle diverse interpretazioni di Nebbiolo oltre a quello delle più conosciute Langhe

La produzione dell’Alto Piemonte ruota attorno a due importanti DOCG di due città molti vicine tra loro: Ghemme e Gattinara. A queste produzioni si aggiungono la DOC Boca e Bramaterra che aumentano la varietà e la complessità dell’offerta della zona, oltre alla difficoltà che questa zona vitivinicola incontra nel proporsi sui mercati esteri con un’unica denominazione/brand.

Oltre ai rossi citati dal titolo dell’evento, tra i vini proposti era presente anche un bianco con una storia avvincente e condizionata dalla nostra burocrazia. Il vino si chiama Colline Novaresi Bianco ed è prodotto partendo dal vitigno autoctono Erbaluce di cui però non si può utilizzare il nome, già presente nella DOCG Erbaluce di Caluso. Per ironizzare questa stortura burocratica, poiché in linea di principio si può proteggere il nome del luogo ma non il nome del vitigno che può essere allevato ovunque, alcuni produttori hanno iniziato a chiamarlo Vitigno Innominabile proprio per l’impossibilità a scrivere in etichetta il suo nome.

Un secondo vino che mi ha piacevolmente impressionato è la Vespolina. Apprezzo sempre chi cerca di alzare la qualità dei vitigni che spesso trovano spazio solo in produzioni mediocri. Utilizzato principalmente come vitigno minore nelle produzioni di Ghemme Gattinara e Boca, viene anche vinificato in purezza per ottenere un vino semplice, fruttato ma assolutamente piacevole.

Coste della Sesia è il nome utilizzato per indicare un nebbiolo giovane con un passaggio veloce in legno, una produzione intermedia tra vini forse troppo semplici e solo fruttati come la Vespolina e una grande complessità data da lunghe maturazioni come i fratelli maggiori Ghemme e Gattinara

Per finire gli attori protagonisti dell’evento, i vini che in ogni cantina si bevono per ultimi, Ghemme, Gattinara e Boca. Principalmente Nebbiolo (stesso vitigno di Barolo e Barbaresco) ma coltivato su un diverso terreno e in un clima quasi di montagna: il risultato è un vino meno intenso ma più sapido e minerale.

Enoteca regionale di Gattinara

Nel punto di partenza del giro, come da tradizione, c’è un banco con in degustazione una selezione del prossimo evento, ossia Nizza, zona fresca di DOCG a base di Barbera che presenterà i suoi prodotti domenica 25 marzo

    • Barbera base: colore rubino ancora con riflessi porpora, al naso un fruttato fragola, consistente 6.5/10
  • Nizza: completamente diverso dal precedente, questo ha subito un’evoluzione in botte, è complesso ed equilibrato, non molto intenso, al naso si possono riconoscere frutti rossi maturi ed il tostato dato dal passaggio in legno, 7.2/10

Quat Gat

La prima cantina è dentro un vecchio stabile, antica, piccola, le botti sono stipate due piani sotto terra in una vera e propria cantina casalinga, caratteristica, vecchio stile, Quat Gat è un marchio sotto il quale tre diversi viticoltore commercializzano il proprio vino, sono produttori molto piccoli e si spera che l’unione li aiuti ad emergere in un mercato sempre più competitivo

    • Bramaterra DOC 2013 – Azienda Agricola Baldin – Lozzolo – 13% ABV – purtroppo il vino è molto, troppo giovane, non si riesce ad apprezzarlo al suo meglio, al naso si nota principalmente la fragolina di bosco mentre in bocca è tannico, troppo ruvido. Da assaggiare fra qualche anno, 6.5/10
  • Gattinara DOCG 2011 – Azienda Agricola Patriarca – Gattinara – 13% ABV – Vino delicato e senza eccessi, in bocca un buon equilibrio tra un tannino levigato, sapidità e morbidezza, al naso il tostato del legno prevale leggermente sul fruttato dell’uva, 7.3/10
  • Gattinara DOCG 2012 – Azienda Agricola Franchino – Gattinara – 13.5% ABV – completamente diverso dal precedente: più decisa la nota fruttata mentre è in secondo piano l’apporto del legno, viene lasciato più spazio all’uva, 7.3/10
  • Coste della Sesia DOC 2013 – Azienda Agricola Caligaris – Gattinara – 12% – Nebbiolo in purezza che non ha subito l’evoluzione dei fratelli maggiori Ghemme e Gattinara, mantenendo il caratteristico sentore floreale dell’uva, 7.5/10

Anche l’offerta gastronomica è degna di nota, un bel piattino di antipasti con salumi locali seguiti da un ottimo risotto a base di toma piemontese. Con un po’ di difficoltà decidiamo di abbandonare questo posto accogliente e famigliare e di proseguire nel nostro giro (segue..)

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